Come il cavallo percepisce l'ambiente che lo circonda.

Ogni specie percepisce l’ambiente in cui vive in maniera differente sviluppando maggiormente i sensi più importanti per la propria sopravvivenza. Le differenze di percezione dell’ambiente esterno tra uomo e cavallo possono quindi essere spiegate tramite le diverse strutture sensitive che li caratterizzano.

Il cavallo odierno deriva da un processo evolutivo che lo ha portato a sviluppare le capacità migliori per sopravvivere quale preda erbivora, che vive in spazi molto ampi e che deve essere in grado di rilevare un eventuale predatore, a grandi distanze ed in qualsiasi momento, anche quando si alimenta e riposa; e deve poi essere in grado di fuggire in modo efficace ad alta velocità. Per questo le capacità visive, uditive, olfattive, gustative, tattili e locomotorie dell’equino sono finalizzate alla sua sopravvivenza in condizioni diurne ma anche notturne.


CAPACITA’ VISIVE

L’occhio del cavallo è tra quelli di dimensioni maggiori nel regno dei mammiferi. La pupilla è grande e sviluppata orizzontalmente in modo da permettere, insieme alle caratteristiche della retina, un campo visivo molto ampio in senso orizzontale, con una visione laterale più pronunciata rispetto all’occhio umano.

La posizione laterale degli occhi rispetto alla testa fornisce un campo visivo pari a circa 350°, con un campo binoculare frontale tra i 65° e gli 80°, a livello del naso, in cui i due campi monoculari si sovrappongono. Esiste un’area cieca, di circa 20° per occhio, che si trova nella parte posteriore del cavallo e la cui ampiezza dipende dalla posizione della testa.

Visione dall’alto del campo visivo del cavallo.

Il campo visivo monoculare permette una visione panoramica utile per controllare ampie aree attorno all’individuo; il campo binoculare consente un maggior dettaglio e, essendo posto a livello delle narici, ha lo scopo di aiutare il cavallo a distinguere ciò che trova a terra quando si alimenta. I movimenti laterali della testa permettono rapidamente di sopperire all’area cieca e quelli sulla verticale di mettere a fuoco con maggior dettaglio gli oggetti.

La posizione degli occhi influenza anche le capacità visive sul piano verticale: il cavallo è in grado di vedere avanti a sé e dove appoggia gli arti anteriori ma non può vedere a livello della propria fronte. Quindi quando lavorando si chiede la flessione del collo, il cavallo vede soltanto il terreno: la flessione dovrebbe arrivare al massimo a portare il piano nasale sulla verticale e avvicinando un ostacolo il cavallo dovrebbe avere la possibilità di ritornare ad una posizione almeno di flessione intermedia per vedere meglio l’ostacolo stesso.

Campo visivo del cavallo in due differenti condizioni di lavoro montato.

Essendo un animale attivo anche con luce crepuscolare e di notte, l’occhio del cavallo ha sviluppato una distribuzione di coni e bastoncelli (i fotorecettori presenti sulla retina) tale per cui possiede un’acuità visiva minore rispetto all’uomo, ma vede sicuramente meglio in condizioni di scarsa luminosità.

Per quanto riguarda la percezione della profondità il cavallo possiede abilità stereoscopiche non solo nel campo binoculare, ma anche all’interno della visione monoculare.

Le caratteristiche di coni e bastoncelli influenzano anche la capacità di distinguere i colori. L’uomo ha una visione tricromatica che permette di definire diverse tonalità che corrispondono ad altrettante lunghezze d’onda; il cavallo, come molti altri animali, ha una visione dicromatica, i cui colori base sono il giallo e il blu che danno luogo ad una serie di sfumature di verde e di grigio.

I risultati degli studi fatti finora riguardo la percezione dei colori sono in parte contrastanti: i cavalli discriminano il blu dal grigio, ma per rosso, verde e giallo alcuni lavori hanno ottenuto diversi risultati. Dallo studio delle strutture oculari si può ritenere che il rosso sia distinto dal grigio con maggior difficoltà rispetto agli altri colori.

Sono stati condotti anche studi sull’influenza della colorazione di pavimenti e rampe dei mezzi utilizzati per il trasporto: i colori che hanno prodotto maggiori reazioni avverse sono il giallo, il bianco, il blu e il nero, mentre il grigio e il verde sono più graditi, come il marrone e il rosso; si deduce quindi che avere pavimentazioni e rampe con materiali di questi ultimi colori possa rendere meno difficoltoso il passaggio dei cavalli su di esse.

Mentre la visione tricromatica offre una maggior discriminazione degli oggetti, i cavalli, in quanto dotati di visione dicromatica, compensano con una elevata capacità di distinguere le caratteristiche delle diverse superfici.

Van visto da un uomo.
Stesso van visto da un cavallo.

Comparazione tra campo visivo umano e quello equino quando ci si trova davanti alla rampa di un van. Notare come, per il cavallo, il mezzo di trasporto risulti piccolo e buio rispetto all’ambiente circostante. Può essere di aiuto abituare i cavalli a salire sui van quando non c’è troppo sole e quindi la differenza di luminosità tra interno ed esterno non è molto spiccata, così come è utile permettere loro di annusare e guardare da vicino la rampa  (si ringrazia la scuderia Merisio Team per la collaborazione alle fotografie).


OLFATTO

Atteggiamento di flehmen (foto sc. Bettoni).

L’olfatto è un altro senso molto importante per il cavallo. Le narici di grandi dimensioni e collocate in direzioni opposte offrono la possibilità di muovere grandi volumi di aria e quindi di percepire un gran numero di molecole, provenienti da diverse direzioni.

L’organo vomeronasale (organo di olfatto accessorio, situato tra il palato duro e le cavità nasali) consente di percepire molecole non volatili, di grandi dimensioni, specie-specifiche quali i feromoni, importanti per la riproduzione; ma il flehmen, il caratteristico atteggiamento a testa elevata e labbro superiore sollevato che permette l’utilizzo dell’organo vomeronasale, pur essendo tipico degli stalloni, è espresso anche da femmine e castroni in presenza di odori particolari.


GUSTO

Si presume che i cavalli percepiscano il salato, il dolce, l’amaro e l’acido. Si ritiene anche che il gusto abbia un ruolo durante il grooming (comportamento di pulizia reciproca in cui due soggetti si grattano vicendevolmente), le relazioni tra fattrice e puledro nelle prime settimane di vita e che aiuti i cavalli a discriminare gli alimenti, anche in base al loro contenuto calorico.


UDITO

Un senso molto importante e quindi molto sviluppato è l’udito. I cavalli percepiscono frequenze più elevate che l’uomo non riesce a sentire e questo spiega alcuni comportamenti di allerta dei cavalli, a volte ritenuti immotivati; inoltre le capacità uditive degli equini permettono loro di riconoscere suoni prodotti anche a 4400 metri di distanza e la posizione del loro corpo può amplificare i suoni facendoli rimbalzare sulle spalle.

La sensibilità agli ultrasuoni permette di definire la sorgente di un rumore. Così come la posizione e mobilità delle orecchie consentono di percepire suoni da differenti direzioni contemporaneamente; osservare le orecchie di un cavallo ci dà indicazione riguardo a dove sia posta la sua attenzione in un determinato momento.

Ad esempio nell'immagine accanto: l’orecchio destro è rivolto lateralmente mentre il sinistro frontalmente: il cavallo ha percepito un rumore proveniente da destra e sta ponendo la sua attenzione in quella direzione.

L’equino copre il raggio di lunghezze d’onda della voce umana più di quanto faccia il cane. Inoltre, al contrario delle informazioni visive e olfattive che forniamo noi stessi ai cavalli, la nostra voce è costante ed è quindi un migliore parametro di riconoscimento. Usare la voce con toni bassi può essere un utile strumento per calmare un cavallo, data anche la sua capacità di collegare suoni a determinati eventi.


SENSIBILITA’ TATTILE

Una percezione molto sviluppata e troppo spesso sottovalutata è la sensibilità tattile dei cavalli. Il tatto è per loro un fondamentale strumento di comunicazione, attraverso il quale stabiliscono forti legami con i conspecifici. Si conviene che le aree più sensibili siano collo, garrese e groppa, che sono anche quelle più coinvolte nel grooming. Questa attività è fondamentale tra gli equini e ha un effetto rilassante dimostrato dall’abbassamento della frequenza cardiaca. Le aree sensibili coincidono anche con quelle di maggior contatto con il cavaliere e questo dovrebbe far porre maggior attenzione al fatto che spesso si compiono azioni di comunicazione che il cavallo percepisce come tali, anche se non era intenzione del cavaliere disporre alcun comando o addirittura un comando opposto.

La spiccata sensibilità della cute è anche una forma di difesa dagli insetti in quanto il cavallo, accorgendosi della presenza dell’insetto, ha modo di liberarsene tramite i movimenti della cute, della coda, degli arti o della testa; è stato verificato che nei cavalli anziani la sensibilità cutanea è diminuita e necessitano quindi di protezioni supplementari contro gli insetti come coperte, cuffie e repellenti.

Vibrisse a lunghezza naturale.

Spesso la tendenza estetica porta a tagliare le vibrisse del cavallo, ma queste costituiscono degli organi molto importanti! Sono un vero e proprio strumento tattile che gli equini utilizzano per scegliere gli alimenti, ma anche per percepire gli oggetti, come ad esempio le delimitazioni con corrente elettrica o le strutture dei mezzi di trasporto, contro le quali possono provocarsi traumi durante il viaggio. I puledri nelle prime fasi di vita le utilizzano per localizzare il capezzolo ed alimentarsi. Ogni vibrissa è supportata da una ricca rete nervosa e nel topo è stato dimostrato che a ciascuna di esse corrisponde una specifica area della corteccia cerebrale sensitiva, a conferma del loro ruolo rilevante.

Le vibrisse sono strutture anatomiche distinte dal resto del mantello e per questo in alcuni Paesi è vietato tagliarle. E’ importante lasciare le vibrisse a lunghezza naturale, sia a livello di naso e bocca che intorno agli occhi.

Anche la mucosa orale possiede grande sensibilità agli stimoli tattili e chi monta a cavallo dovrebbe evitare imboccature forti e azioni pesanti sulla bocca del cavallo.


CONCLUSIONE

La conoscenza delle differenze di percezione tra uomo e cavallo può aiutare a comprendere ed evitare alcuni comportamenti sgraditi o ritenuti disobbedienze quando in realtà sono solo il risultato di una differente visione del mondo esterno. Chi si occupa di cavalli dovrebbe insegnare loro a fidarsi della guida dell’uomo, ma spesso dovrebbe essere l’uomo a lasciarsi guidare dalle loro percezioni uditive e soprattutto rispettare la loro raffinata sensibilità tattile, anche tenendo conto del fatto che la struttura fisica di questi animali non consente all’uomo di vincere sul piano della forza e delle imposizioni.




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